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C’ERA UNA VOLTA HOLLYWOOD REGIA DI QUENTIN TARANTINO.

C’era una volta Hollywood.

31 10 2019

Quentin Tarantino attraverso C’era una volta una Hollywood proietta lo spettatore nella Mecca

del cinema, resa ancor più spumeggiante e mitologica dal regista grazie ad immagini coloratissime

e nostalgiche riferite ad un’epoca perduta che si era aperta a nuove visioni e contaminazioni

culturali.

Quell’allure di sogno e vivacità che avvolgeva la città dei sogni dove tutto è possibile, fu oscurata

dall’eccidio ordito da Charles Manson, messo in atto da alcuni membri della sua comunità Hippie

nella famosa notte tra l’8 ed il 9 agosto 1969. Furono trucidati Sharon Tate, moglie di Roman

Polansky, insieme ai suoi amici nella loro villa a Cielo Drive. Tarantino ricostruisce la vicenda

sanguinaria, riscrivendola a suo modo e adottando quegli stilemi che hanno una forte componente

pulp.

La narrazione filmica, che si sviluppa nel periodo tra il febbraio e l’agosto del 1969, corre su diversi

piani di lettura. L’attore televisivo Rick Dalton, personaggio che ricorda un divo di quella stessa

epoca, si accorge che la sua carriera sta volgendo verso il declino, facendo precipitare anche quella

della sua controfigura, nonché grande amico Cliff Booth (Brad Pitt).

Quest’ultimo, Cliff, che è saggio, fisicamente fortissimo e capace di mettere al tappetto anche

impareggiabili campioni di arti marziali, lo accompagna sul set e nella villa dell’attore effettua piccoli

lavoretti, dopo i quali torna nella sua una roulotte, dove lo aspetta il fedelissimo quanto feroce cane.

L’intesa artistica dei due attori è forte e nella rappresentazione dei personaggi complementare e

molto divertente.

Eccellente l’interpretazione del primo, Di Caprio, per la versatilità, la mimica e l’espressività del

volto che esprime tutte quelle amare emozioni vissute da un attore sulla del tramonto; il secondo,

Brad Pitt, incarna lo spirito spavaldo e sardonico dell’uomo senza mezze misure, capace di

attraversare senza paura qualunque realtà.

I nuovi vicini di Rick sono la coppia glam del momento, la splendida modella e promettente attrice

Sharon Tate ed il geniale regista Roman Polansky reduce da grandi successi. Le atmosfere inebrianti

fanno da cornice perfetta a questa coppia molto innamorata che corre felice su auto di lusso verso

fastosi party, oppure rientra a tarda notte in compagnia di amici. Diversamente, Rick lotta per non

scomparire cinematograficamente, è intrappolato suo malgrado nelle assurde logiche del divismo,

accetta il consiglio del suo agente ed emigra in Italia per girare una manciata di spaghetti western

che gli procureranno un certo successo.

Cliff, casualmente, visita la comune di Manson, ricavata in un ex set cinematografico, che si rivela

essere una discesa agli inferi. I registri tarantiniani si bagnano del suo peggior humor nero perché

quelle anime perse, affamate di estremismi, perdendo ogni barlume di umanità, agiranno di lì a poco

con efferatezza uccidendo Sharon, che era incinta e a due settimane dal parto.

Lo spettro di Manson aleggia su tutta questa fiaba per adulti.

Le immagini della comune si contrappongono a quelle sognanti, velate di melanconia, ove appare

Margot Robby, che interpreta la Tate, avvolta in un fresco candore mentre entra in un grande

cinema per assistere al film nel quale lei stessa (la vera Tate) è coprotagonista insieme a Dean

Martin; il virtuosismo narrativo del regista propone ancora una volta il film nel film. Il connubio

tarantiniano di cinema e meta-cinema suscita emozioni inaspettate, ipnotizzando lo spettatore. La

performance sul grande schermo, che appartiene alla vera Sharon Tate, riconduce lo spettatore al

ricordo dell’attrice, alla sua breve vita e ai film che girò in così poco tempo. Rimanendo sempre

dentro la sala cinematografica Tarantino, avvalendosi della potenza del cinema, regala agli

spettatori un finale liberatorio quanto inaspettato. Rick Dalton, tornando da Roma a Hollywood

insieme alla nuova moglie italiana, vivrà un’esperienza inaspettata. Geniali magheggiamenti

mescolano realtà e finzione; un intreccio cinematografico a sorpresa attraversa la tragedia di

Sharon, dove Rick e Cliff ergendosi a paladini promettono una vendetta selvaggia che ricorda il

finale di Django Unchained e Bastardi senza gloria.

Quando la macchina da presa si allontana dai protagonisti, lo sguardo del regista si colora di

nostalgia per un’epoca passata forse troppo mitizzata, colma di aspettative e speranze sfumate,

tradita dai coltelli di Charles Manson con cui i suoi adepti trafissero giovani innocenti.

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paola olivieri

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