Home / Film in uscita / In “Uccelli”(1963) di Alfred Hitchcock l’uomo cade nella gabbia della disperazione

In “Uccelli”(1963) di Alfred Hitchcock l’uomo cade nella gabbia della disperazione

“Uccelli” di Alfred Hitchcock

 

12 11 2020.Il britannico Alfred Hitchcock è stato un geniale regista sceneggiatore naturalizzato statunitense, unanimemente considerato dalla critica come “il maestro del brivido”: sarà ad Hollywood che la sua carriera tocca vette altissime, in quanto autore di capolavori come “Rebecca, la prima moglie” (1940) “Notorius, l’amante perduta“ (1946), ”Io ti salverò”(1945), “Il caso Paradine”(1947) etc.

Ha creato figure femminile iconiche, sempre bionde platino, algide e sofisticate, al centro di intrighi tessuti da uomini senza scrupoli, ma capaci di trasformarsi in un battito di ciglio in conturbanti sex-symbol. La mitica Grace Kelly è l’ideale di bellezza ideale del regista, incarna la donna fredda distaccata che nasconde un conturbante lato passionale, protagonista assoluta di ben tre film quali: ”Delitto perfetto” (1954), “Caccia al ladro”(1956), “Finestra nel cortile”(1955).

L’attrice, che si era da poco aggiudicata un Oscar, abbandonerà il cinema per iniziare la sua favola di amore con il Principe di Monaco. Per “Marnie”, Hitchcock tenta di riportare Grace dietro l’obiettivo: la sua musa rifiuta e sceglie per il film, nuovamente, Teppe Hedren che nel film fa coppia con Sean Connery. Saranno due critici cineasti francesi, Truffaut e  Chabrol che, con vigore intellettuale senza pari, ne esaltarono lo stile rivoluzionario e ben calibrato svelando al contempo la sua enigmatica personalità.

Chi desidera avere una conoscenza esaustiva di Hitchcock, può leggersi l’appassionante libro di Truffaut “Il cinema secondo Hitchcock“, che apre una finestra sull’universo del maestro del brivido.“Si tratta per la precisione di un lavoro giornalistico dice Truffaut, avendo Alfred Hitchcock un bel giorno (si, quello fu per me un bel giorno) accettato l’ipotesi di una lunga intervista di cinquanta ore. Ho quindi scritto a Hitchcock per proporgli di rispondere a cinquecento domande attinenti esclusivamente alla sua carriera, considerata nel suo svolgersi cronologico….Un 13 agosto – data del compleanno di Hitchcock siamo arrivati a Hollywood. Ogni mattina, Hitchcock passava a chiamarci al Beverly Hills Hotel e ci portava al suo ufficio allo Studio Universal. Ognuno di noi era dotato di un microfono a collare, e nella stanza vicina un tecnico del suono registrava le nostre parole: sostenevamo ogni giorno una conversazione ininterrotta dalle nove del mattino alle sei del pomeriggio….Dapprima, Alfred Hitchcock, al meglio della sua forma, come sempre nelle interviste, si mostrò anedottico e divertente, ma al terzo giorno cominciò a rivelarsi più serio, sincero e realmente autocritico, raccontando minuziosamente la sua carriera, i suoi colpi di fortuna e sfortuna, le difficoltà, le ricerche, i dubbi, le speranze e gli sforzi. Poco alla vota ho notato il contrasto tra l’immagine dell’uomo pubblico, sicuro di se stesso, volentieri cinico e quella che mi sembrava essere la sua vera natura: un uomo vulnerabile, sensibile ed emotivo, che sente profondamente, fisicamente, le sensazioni che spera di comunicare al suo pubblico.” (Il Cinema secondo Hitchcock di  François Truffaut Il Saggiatore)

E’ stato uno dei pochi maestri capaci di ipnotizzare il pubblico attraverso la suspence, precipitandolo dentro le pericolose trame ed annodandolo in intrecci dominati da sinistre coincidenze in modo da risvegliare una girandola di emozioni sopite. Gli scenari che si prefigura il pubblico ormai spaventato, non sono quasi mai quelli pianificati dal regista: Hitchcock deve sorprendere; i dialoghi sono dei trabocchetti mai svelanti, perché la verità è sempre altrove. Solo attraverso allusioni, doppi sensi e rapidi giochi di sguardo, emergono quelle dinamiche emotive che governano il cuore del thriller. Dopo thriller spionistici attraversati da amori impossibili e storie di donne accusate di uxoricidi oppure di essere vittime di uxoricidi, una strana minaccia proviene dal cielo.

Se attraverso l’agghiacciante “Uccelli”, alcuni critici hanno scritto che il regista ha messo in scena l’angosciante rovesciamento tra uomo e natura, possiamo asserire che il pericolo e la minaccia può provenire anche da comunissimi volatili. Il film si chiude con Melanie (Tippi Hedren) che deve essere portata in ospedale in quanto ferita: mentre esce traumatizzata dalla casa, migliaia di volatili la guardano.

Nelle prime immagini filmiche, appare invece sempre Melanie piena di charme e decisa a regalare una coppia di pappagallini “lovers birds” alla nipote di Mitch (Rod Taylor), un avvocato di cui è affascinata. La donna, ignara del pericolo a cui va incontro mentre sta per giungere nel paese di Bodega day, viene assalita da un gabbiano: questo sinistro evento è l’inizio di terrificanti attacchi che subirà l’intera comunità, dalla quale non c’è nessuna via di fuga. Tutto il film corre su una tensione altissima, che si trasforma in una disperata frenesia emotiva quando, il rabbioso crescendo sonoro degli uccelli ed i nervosi battiti di ali, annunciano imminenti sciagure. Devastano, beccano qualunque cosa anche bambini, irrompono nelle case attraverso i camini, risalgono velocemente lasciando sotto di loro uomini che vivono una improvvisa apocalisse. Quest’ultimi incapaci di fronteggiare i volatili, si accorgono di essere caduti nella gabbia della disperazione.

Perché gli uccelli vogliono attaccare l’uomo? Sembra non esserci motivo di una tale violenza. Il film si chiude con un finale aperto, anzi con un messaggio di speranza perché la stessa ragazzina a cui Melanie aveva regalato i canarini, chiede a Micht prima di lasciare la casa: “Posso portare i pappagallini ? Non hanno fatto del male a nessuno…

Questo inquietante capolavoro nasce da una fase di lavorazione diversa e forse molto più complessa, lo stesso Hitchcock dichiarò che “si era messo a studiare la sceneggiatura durante le riprese e vi ho trovato dei punti deboli. Questa crisi che ho attraversato ha risvegliato in me qualcosa di nuovo dal punto di vista della creazione. Mi sono lasciato andare a delle improvvisazioni.”Il Cinema secondo Hitchcock di  François Truffaut Il Saggiatore)

Paola Olivieri

Print Friendly, PDF & Email

paola olivieri

rfwbs-sliderfwbs-sliderfwbs-sliderfwbs-slide