{"id":11528,"date":"2024-12-05T20:42:43","date_gmt":"2024-12-05T20:42:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cinemaemusica.it\/cinemaemusica\/?p=11528"},"modified":"2024-12-16T16:38:38","modified_gmt":"2024-12-16T16:38:38","slug":"ricordando-il-grande-pietro-germi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cinemaemusica.it\/cinemaemusica\/2024\/12\/05\/ricordando-il-grande-pietro-germi\/","title":{"rendered":"Ricordando il grande Pietro Germi"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pietro Germi nacque nel 1914 e mor\u00ec nel 1974 quindi cinquant\u2019anni dalla sua scomparsa. Ricordiamolo!!!<\/p>\n<p>Pietro Germi, dopo aver girato &#8220;Il testimone&#8221; (.1946), &#8220;Giovent\u00f9 bruciata&#8221; (1948),&#8221;Il cammino della speranza&#8221; (1950), &#8221; Il ferroviere&#8221; ( 1955) &#8221; e &#8220;Un maledetto imbroglio&#8221; (1959) ispirato a &#8220;Quer pasticciaccio brutto de via Merulana&#8221; di Carlo Emilio Gadda, segna con &#8220;Divorzio all&#8217;italiana&#8221; (1961) una svolta nella sua carriera, indagando sulle ipocrite contraddizioni della nuova societ\u00e0. Se nei precedenti film il regista aveva intrecciato tematiche neorealistiche con la conflittualit\u00e0 di\u00a0 nuclei familiari in via di disgregazione, appartenenti a classi sociali meno abbienti, ora il suo eclettismo lo conduce verso una feroce indagine sulla difficolt\u00e0 dei singoli di aderire alle convenzioni, sempre pi\u00f9 lontane dai fermenti sociali in corso.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il 1961, anno dell&#8217;esordio di registi del calibro di Ermanno Olmi, Franco Brusati e dell&#8217;uscita di film significativi come &#8220;Una vita difficile&#8221; di Dino Risi, segna per Germi un grande successo di critica e di pubblico: &#8220;Divorzio all&#8217;italiana&#8221; fu infatti pluripremiato e si aggiudic\u00f2 anche l&#8217;Oscar, sezione \u00a0&#8220;Miglior sceneggiatura&#8221;. Fu l&#8217;inizio di un &#8220;trittico&#8221; (seguirono nel 1964 &#8220;Sedotta e abbandonata&#8221; e nel 1966 &#8220;Signore e Signori&#8221;) che ha lasciato un segno nella storia del cinema italiano, che comincia ad essere governato da personaggi iconici, sprigionanti un pregnante registro, apparentemente lontani dalla realt\u00e0 ma capaci di essere metafora di un presente sovraccarico di delusioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La scelta di ambientare &#8220;Divorzio all&#8217;italiana&#8221; in una regione come la Sicilia, chiusa nei suoi sentimenti assoluti e nelle forti passioni, fu una sfida cinematografica che, avvalendosi degli strumenti della commedia, raccont\u00f2 una tragedia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La macchina da presa punta l&#8217;obiettivo sul paesino di Agromonte e sul barone Ferdinando Cefal\u00f9 (Marcello Mastroianni), nobile decaduto abituato a vivere nell&#8217;apatia assoluta e completamente disancorato dal mondo. E&#8217; sposato senza amore con donna Rosal\u00eca (Daniela Rocca), della quale non tollera pi\u00f9 neanche la voce. Diversamente dall&#8217;arido marito, la donna si pone interrogativi profondi, ascolta brani classici ed \u00e8 assetata di amore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8220;Fef\u00e9 dove sei?&#8221;, chiama tutto il giorno il marito, appartato in vestaglia e pigiama nelle varie stanze del palazzo. Per l&#8217;uomo, il leitmotiv della propria esistenze \u00e8 la bella e giovane cugina Angela (Stefania Sandrelli), che conosce appena ma per la quale prova un&#8217;intensa passione, che si alimenta attraverso fugaci e innocenti incontri, procurandogli terribili incubi. Arriva persino ad immaginare di liberarsi dalla moglie attraverso una morte violenta: decisivo sar\u00e0 l&#8217;esito di un processo a Palermo per questioni d&#8217;onore ed il relativo sconto di pena, che lo condurr\u00e0 ad ordire un terribile piano. Inizia cos\u00ec a confezionare i presupposti di un tradimento della coniuge. Con la scusa di lavori da fare, chiama in casa un vecchio spasimante di Rosal\u00eca: per i due l&#8217;antico palazzo diventa un trabocchetto, i loro colloqui vengono registrati e Don Fef\u00e8 vive nell&#8217;attesa di un passo falso che macchi la sua dignit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il delitto d&#8217;onore \u00e8 l&#8217;unica via d&#8217;uscita per sposare la cugina Angela. Pietro Germi caricaturizza e dettaglia accuratamente la figura del barone, lo sospende su un doppio binario, tra desiderio malato e realt\u00e0, dove la personalit\u00e0 dell&#8217;uomo da un lato si ribella alle convenzioni e dall&#8217;altro si avvale di quei riti arcaici che vanno a braccetto con l&#8217;allora vigente articolo 587 (delitto d&#8217;onore). Il divorzio era ancora lontano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da abile narratore, Germi rende avvincente questo universo chiuso, attraverso un montaggio che si intreccia a dialoghi veloci, ricchi di un&#8217;espressivit\u00e0 che si colora nel dialetto e si rafforza nella mimica. Apre cos\u00ec al pubblico un ventaglio di riflessioni sulla retrograda condizione femminile, sull&#8217;indifferenza\u00a0 e sul risentimento degli isolani verso ogni trasformazione sociale. E&#8217; in questo claustrofobico luogo che il barone Cefal\u00f9, come Agnese in &#8220;Sedotta e abbandonata&#8221;, cerca invano la felicit\u00e0, perdendo per\u00f2 il contatto con il s\u00e9, diviso dai moti interiori dell&#8217;anima e dai pungenti giudizi di una societ\u00e0 giunta al tramonto. Germi amaramente ci ricorda che il divorzio \u00e8 ancora lontano, i riti arcaici che passano da generazione in generazione si intrecciano a quella maschera di ipocrisia necessaria per difendere la gabbia della rispettabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E&#8217; sempre l&#8217;onore a regolare il drammatico presente di Agnese Ascalone (Stefania Sandrelli), protagonista di &#8220;Sedotta e abbandonata&#8221;, che avendo passato un pomeriggio d&#8217;amore con il fidanzato della sorella Matilde, scatener\u00e0 un parapiglia. Il giovane fugge dalle sue responsabilit\u00e0 e la ragazza subir\u00e0 linciaggi verbali, violenze, avendo per\u00f2 il coraggio di denunciare la propria famiglia al commissariato per impedire un delitto d&#8217;onore. Dopo varie peripezie, sar\u00e0 costretta ad un matrimonio riparatore, che estinguer\u00e0 ogni reato e salver\u00e0 la rispettabilit\u00e0 della famiglia, evitando cos\u00ec la galera al fidanzato della sorella, Peppino, accusato di corruzione e rapimento di minorenne. Matilde si far\u00e0 invece suora. In tutto il film la figura dominante \u00e8 quella del padre della ragazza, uomo violento vittima di una cultura fatta di inganni e falsi rapimenti, ove l&#8217;importante \u00e8 comunque salvare l&#8217;onore. Indimenticabile, tra le varie scene del film, \u00e8 il ripescaggio del barone decaduto (Leopoldo Trieste) ad opera di Don Ascalone, padre di Agnese, cos\u00ec come picaresca \u00e8 l&#8217;uscita dal commissariato insieme ai componenti della sua famiglia, che vengono da lui costretti ad una fragorosa risata per \u00a0far intendere ai paesani che \u00e8 stato solo un semplice fraintendimento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Anche questa volta Germi usa un montaggio con esiti brillanti, premendo il piede sull&#8217;acceleratore riguardo alla condizione delle donne, resa anonima da un maschilismo imperante capace di soffocarne la volont\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo &#8220;Sedotta e abbandonata&#8221; esce nel febbraio del 1966 &#8220;Signore e Signori&#8221;: ancora si ama ridere di vizi e virt\u00f9, quindi la commedia all&#8217;italiana va a gonfie vele. Pietro Germi lascia cinematograficamente la Sicilia, per\u00a0 puntare la macchina da presa su un Veneto bigotto e ipocrita, che per\u00f2 va a braccetto con il boom economico. Toni, Lino ,Franco, Giacinto Giovanni ed altri amici sono una trib\u00f9 di maschi predatori appartenente all&#8217;alta borghesia di una piccola provincia (il film fu girato a Treviso) che, scorrazzando su auto veloci, si lanciano in pericolose avventure erotiche alla conquista delle mogli degli amici, che a loro volta sognano di passare notti folli con le donne degli altri. In questo clima frivolo governato da sesso e soldi, tutto \u00e8 gioco, il senso di colpa \u00e8 assente, l&#8217;importante \u00e8 non commettere lo sbaglio di innamorarsi n\u00e9 quello di lasciare il proprio coniuge. Ai tavolini del caff\u00e8 della piazza, la combriccola si riunisce, chiacchiera e ride\u00a0 continuamente, vengono a galla i segreti\u00a0 e scoppiano litigi che si concludono in bolle di sapone. Ma sulla banda di &#8220;amici&#8221; incombe l&#8217;ombra della Chiesa, capace di\u00a0 ristabilire l&#8217;ordine e rinsaldare vecchi legami. La voce fuori dal coro che si ribella alle ipocrite convenzioni \u00e8 il ragionier Bisigato (uno splendido Gastone Moschin), impiegato della Banca Cattolica che credendo di trovare l&#8217;amore nella cassiera Milena (Virna Lisi) abbandona la logorroica moglie (Nora Ricci) e sfila per la piazza con la ragazza, gridando a tutti il proprio amore. \u00a0Mentre l&#8217;uomo per la prima volta vive la\u00a0 libert\u00e0, la comunit\u00e0 comprende ma insorge: la coppia di amanti sar\u00e0 accerchiata prima dal prete, poi dal direttore di banca ed infine dalle forze dell&#8217;ordine, tanto che l&#8217;uomo dovr\u00e0 tornare su suoi passi, ma controvoglia, vivendo nel ricordo della ragazza. In questa girandola di adulteri, c&#8217;\u00e8 anche chi ordina in modo perentorio che niente si sappia in giro della proprie moglie fedigrafa. E&#8217; il dottor Castellan (Gigi Ballista), che cade nella trappola tesagli dall&#8217;amico e paziente Toni Gasparin (Alberto Lionello), il quale fingendosi impotente e disperato, approfitta per corteggiare e poi avviare una relazione con la bella e giovane Noemi (Beba Loncar), moglie del medico. In questo clima di spregiudicatezza, non c&#8217;\u00e8 differenza tra signore e signori. I toni si fanno pi\u00f9 cupi quando compare una ragazzotta di nome Adriana , piovuta dalla campagna (Patrizia Valturri), per giunta\u00a0 minorenne. Verr\u00e0 \u00a0agganciata dallo spavaldo\u00a0 Benedetti (Franco Fabrizi) ed avr\u00e0 poi una relazione con quasi tutti i suoi amici.. Quando il padre della ragazza si recher\u00e0 in citt\u00e0 per incolpare questi uomini di corruzione di minorenne, i protagonisti finiranno nelle maglie della giustizia. Sar\u00e0 la cinica Ippolita (Olga Villi), moglie del Gasparini dedita alla beneficenza quanto legata alle reti del potere, a risollevare le sorti attraverso un ingente risarcimento economico (e non solo) offerto al padre della ragazza, serrando tutti dietro un&#8217; innocenza giuridica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il film \u00e8 brillante, il montaggio nevrotico ed i dialoghi, feroci e pungenti, si intrecciano al pettegolezzo ed all&#8217;insinuazione. La mimica attoriale di un cast in felice stato di grazia favorisce la messa in scena di una societ\u00e0 resa grottesca attraverso una struttura narrativa che non ha un carattere unitario. Questo capolavoro che indaga su spregiudicati costumi, fu accolto con diffidenza dalla critica, anche a causa del suo carattere episodico. L&#8217;ottima\u00a0 sceneggiatura porta la firma di Age Scarpelli e Germi, ma sappiamo che Ennio Flaiano sugger\u00ec una struttura pi\u00f9 coesa: in tal modo vediamo i personaggi a volte protagonisti, altre comprimari. Mario Sesti\u00a0 afferma che &#8220;Tranne quelli di Moschin e della Lisi, il film non offre personaggi con i quali il pubblico possa identificarsi senza un considerevole disagio (&#8220;Le donne, la famiglia, il lavoro nel cinema di Pietro Germi&#8221;, Carlo Carotti, \u00a0Lampi di stampa .) &#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Paola Olivieri<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Pietro Germi nacque nel 1914 e mor\u00ec nel 1974 quindi cinquant\u2019anni dalla sua scomparsa. Ricordiamolo!!! 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