{"id":6104,"date":"2018-07-06T04:40:12","date_gmt":"2018-07-06T04:40:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cinemaemusica.it\/cinemaemusica\/?p=6104"},"modified":"2018-07-09T15:38:13","modified_gmt":"2018-07-09T15:38:13","slug":"gli-occhi-del-potere-guardano-il-cinema","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cinemaemusica.it\/cinemaemusica\/2018\/07\/06\/gli-occhi-del-potere-guardano-il-cinema\/","title":{"rendered":"Gli occhi del cinema guardano il potere"},"content":{"rendered":"<p>Gli occhi del cinema guardano il potere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando gli occhi del cinema si posano su alcuni aspetti del potere che si incrocia con il tarlo della sfrenata ambizione, la narrazione filmica si esprime attraverso fosche maschere svelanti verit\u00e0 nascoste, proiezioni di uomini che hanno smarrito morale ed identit\u00e0.<\/p>\n<p>Su questa tematica la cinematografia \u00e8 di grande fascinazione, i maggiori registi hanno dato vita ad autentici capolavori divenuti dei classici: piani di lettura che corrono paralleli analizzando la metamorfosi dell\u2019animo umano quando entra a contatto con la forza del potere.\u00a0 Se le azioni che ne conseguono sono nefaste, la realt\u00e0 si rovescia, forse anche a causa dell\u2019ambizione che correndo a briglie sciolte vira verso piani sinistri facendo s\u00ec che la verit\u00e0 sembri menzogna e la menzogna verit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cMACBETH\u201d, protagonista shakespeariano della potente tragedia omonima del drammaturgo inglese, narra la vicenda di un uomo dubbioso ma vinto dalla cupidigia: intrappolato nella lotta tra il bene e il male, cadr\u00e0 nelle braccia di quest\u2019ultimo, macchiandosi di efferatezze insieme a sua moglie Lady Macbeth.\u00a0 Chiudendosi in un\u2019agghiacciante follia, vaghegger\u00e0 un presente delirante in una spirale omicida iniziata con l\u2019uccisione durante il sonno del suo re e cugino Duncan. Questo vile tradimento gli procurer\u00e0 un\u2019eterna insonnia, privandolo <em>di \u201cquel balsamo delle anime afflitte, la seconda portata nella mensa della grande natura, il principale nutrimento nel banchetto della vita\u201d<\/em> (Atto II, scena II).<\/p>\n<p>Rispettoso del dramma teatrale \u00e8 lo splendido film \u201cMacbeth\u201d del regista australiano Justin Kurzel, interpretato da Michael Fassbender e Marion Cotillard rispettivamente nei ruoli di Macbeth e Lady Macbeth, protagonisti di immaginifico universo nel quale si materializza la sanguinosa ascesa al potere di due anime nere legate da un rapporto morboso. Insieme genereranno un regno infernale.<\/p>\n<p>Scaraventati in un Medioevo buio e fangoso, i due cavalieri ancora valorosi, Macbeth e Banquo, finiscono in una landa desolata\u00a0 quasi onirica: \u00e8\u00a0 qui che incontreranno\u00a0 entit\u00e0 soprannaturali, le Sorelle Fatali, tre donne inquietanti come Lady Macbeth, il personaggio pi\u00f9 angosciante della tragedia.<\/p>\n<p>In un lembo temporale improbabile, simile ad una proiezione interiore, le streghe salutano Macbeth chiamandolo \u201cSignore di Glamis\u201d, poi &#8220;Barone di Cawdor&#8221; (che diventer\u00e0) ed infine \u201cRe di Scozia\u201d. A Banquo, che non cade in questo sortilegio, profetizzano un inquietante destino: <em>&#8220;Inferiore a Macbeth e pi\u00f9 grande, non altrettanto felice eppure molto pi\u00f9 felice, padre di re anche se non lo sarai&#8221;.<\/em> Scomparendo tra le nebbie, lasciano sconcerto ed eccitazione solo in Macbeth, che vive quelle parole come verit\u00e0. Queste diaboliche tentazioni cambieranno l\u2019esistenza del generale scozzese, gi\u00e0 divorato dalla sete di potere vissuta con angoscia. Istigato da sua moglie, si macchier\u00e0 di sangue.<\/p>\n<p>Attrice di ammaliante eleganza, la Cotillard (Lady Macbeth) sfodera una sensualit\u00e0 ingannevole, tessitrice di trame fatali, inducendo il titubante marito (Michael Fassbender) a delitti efferati, soffocando le virt\u00f9 cavalleresche che un tempo gli appartenevano.<\/p>\n<p>Risucchiato dal vortice dell\u2019immoralit\u00e0 da cui sar\u00e0 impossibile uscire, Macbeth, ormai deviato ma ossessionato dalla colpa, punter\u00e0 un coltello contro il ventre di sua moglie, demone della sua perdizione. La donna, inseguita dal rimorso, morir\u00e0 probabilmente suicida, mentre troppi \u201cscorpioni\u201d si annideranno nella mente del marito.<\/p>\n<p>Le inquadrature ravvicinate grondanti di sangue, tra giovani sacrificati di fronte a falsi giuramenti, sono la materializzazione della cupidigia e della follia di Macbeth, re di un regno sterile. Rimasto solo con il terrore di perdere tutto, cercher\u00e0 ancora tra le lande il contatto col soprannaturale: non sa che i demoni mentono pur dicendo la verit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nuovi orizzonti si aprono quando gli ambigui giochi di potere di persone che mai si redimeranno incontrano la coscienza attraverso un uomo. Roberto And\u00f2, autore di regie teatrali di grande pregio, firma l\u2019originale film \u201cLE CONFESSIONI\u201d, tratteggiando finemente la figura del misterioso Daniel Roche grazie al vigore espressivo di Daniel Autel, vacillante uomo di potere che vuole incontrare un monaco votato al silenzio, Roberto Salus (Tony Servillo).<\/p>\n<p>Daniel si \u00e8 accorto che il suo presente, inseguendo solo la legge del profitto, ha perso di significato. Perch\u00e9 invitare un monaco all\u2019apertura di un summit economico foriero di epocali cambiamenti? L\u2019improvviso suicidio del protagonista, forse avvenuto nella notte antecedente, suscita interrogativi e stupore. Il summit viene immediatamente sospeso ed \u00e8 qui che il tempo, orologio dell\u2019economia, assume una valenza diversa a seconda del codice morale di ciascun partecipante. I padroni del mondo cadono nel panico, i mercati azionari si devono aprire, il depistaggio mediatico \u00e8 l\u2019unica scelta possibile.<\/p>\n<p>Cinematograficamente, con \u201cLe confessioni\u201d scivoliamo in un coinvolgente thriller psicologico, dalla narrazione dilatante, quasi insolita perch\u00e9 corre su pi\u00f9 versanti: una trama che raccoglie denunce sociali; una pluralit\u00e0 di visioni terrene; l&#8217;indecisione umana che va a braccetto con la morale. Il film \u00e8 un magistrale match tra pragmatismo economico e misticismo quasi dimenticato dal mondo, una sfida tra i tentacoli del potere ed i grandi spazi dell&#8217;innocenza, che si gioca sul vero significato dell&#8217;etica e sul segreto della confessione. Il monaco \u00e8 depositario delle volont\u00e0 del suo antagonista, che si \u00e8 avvalso del potere del segreto della confessione per proteggere la sua integrit\u00e0.<\/p>\n<p>Si assiste alla sfilata fiacca dei leader, ormai vacillanti nell\u2019incertezza. Ma di cosa stava parlando Roche col monaco? Salus \u00e8 una scatola nera, umanissima ma inviolabile. E&#8217; una francescana creatura, quasi rosselliniana, che incede solennemente, affascinata dal cinguettio degli uccelli. La sua meta \u00e8 l&#8217;uomo, per questo le sue parole aprono orizzonti di vita. Ma la forza del monaco \u00e8 proprio nel non reagire, nell\u2019attendere il cambiamento ed \u00e8 questo l&#8217;elemento catalizzante del film, un barometro che segna e interpreta solo con la sua presenza le contraddizioni degli economisti estranei alla grande bellezza della vita. Il rifiuto a collaborare con un potere incapace di risollevare le sorti del mondo si tramuta in uno strumento destabilizzante per chi \u00e8 dominato e dominante.<\/p>\n<p>Attraverso i dialoghi, il regista scandaglia l&#8217;affannosa e folle corsa verso il potere assoluto, capace di far soffocare la militanza di chi chiede solo giustizia ed uguaglianza. Siamo di fronte ad un&#8217;umanit\u00e0 persa, estranea ai valori, ove regna l&#8217;incomunicabilit\u00e0 poich\u00e9 nessuno parla pi\u00f9 la stessa lingua. Ma sopra l&#8217;angoscia esistenziale, una ventata di umanit\u00e0 sfiorer\u00e0 questi uomini che vivono il tempo e non la vita.<\/p>\n<p><em>&#8220;Sono molti anni che non frequento il mondo, ma conosco il dolore dell&#8217;uomo. Ogni giorno da qualche parte ci viene chiesto che non venga fatto del male a degli innocenti, ma non ci si preoccupa perch\u00e9 questo non accada. Chi ha la forza di fermare chi \u00e8 divenuto estraneo al bene? Il nostro fratello Roche si \u00e8 addormentato in quel sonno che noi chiamiamo eternit\u00e0 e nessuno pi\u00f9 potr\u00e0 chiedergli di rispondere dei suoi segreti, nemmeno gli uomini pi\u00f9 potenti del mondo&#8221;<\/em> dice Salus al funerale di Daniel, prima di scomparire dall&#8217;orizzonte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se \u201cLe confessioni\u201d ci mostra uomini di potere che vacillano a causa del dubbio, \u201cTHE POST\u201d di Steven Spielberg ci presenta il potere della verit\u00e0 che si scaglia contro ogni menzogna. Il direttore del \u201cWashington Post\u201d Ben Bradley (Tom Hanks) e l\u2019editrice Kay Graham (Meryl Streep) sono protagonisti della sofferta e coraggiosa scelta di pubblicare 7000 pagine del dossier \u201cPentagon Paper\u201d che svela come la Casa Bianca abbia mentito sulla guerra del Vietnam per oltre vent\u2019anni. Documenti scottanti, in cui nero su bianco sono scritti strategie e rapporti di guerra dal 1945 al 1967. Gli esiti della pubblicazione da parte del \u201cNew York Times\u201d e del \u201cWashington Post\u201d furono destabilizzanti: i vertici della politica americana scesero in una guerra con i media mai vista. Il film \u00e8 centrato dunque sul rapporto tra scomoda verit\u00e0 e diritto di cronaca, massima espressione di una societ\u00e0 libera.<\/p>\n<p>Spielberg rinchiude i suoi protagonisti negli interni perfettamente ricostruiti delle due redazioni, della dimora dell\u2019editrice Key Graham e delle immense sale dove si svolgono i consigli d\u2019amministrazione: magnifiche scatole finemente dettagliate ove si consumano le solitudini di chi si trova a scegliere entrando in conflitto con il proprio vissuto.<\/p>\n<p>Con grande maestria il regista fotografa un interessante periodo del giornalismo: suggestive, per chi lo ha vissuto, sono le immagini della caotica redazione scandita dai ticchettii delle macchine da scrivere e dai telefoni che squillano mentre un manipolo di giornalisti indaga alla scoperta della verit\u00e0.<\/p>\n<p>Meryl Streep interpreta superbamente Kay Graham, donna di classe, figlia di un grande editore che ha ceduto lo scettro al genero Philip, uomo illuminato secondo il quale <em>\u201cIl giornalismo \u00e8 la prima bozza della storia\u201d.<\/em> Ma il suicidio di Philip obbliga Kay a ricoprire il vertice dell\u2019azienda, precipitata in un consiglio di amministrazione scettico nei suoi confronti, in un momento in cui il potere era in mano agli uomini. La Streep vive e ci fa vivere ogni titubanza, ogni brusco cambiamento: l\u2019evoluzione della donna foriera di un vortice di decisioni repentine che frantumeranno quei rapporti troppo confidenziali intessuti fino a quel momento con i politici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ci sono stati uomini nella storia che, attraverso il potere della parola, hanno risvegliato l\u2019orgoglio nazionale. E\u2019 ben evidente nel film \u201cL\u2019ORA PIU\u2019 BUIA\u201d di John Wright, in cui il primo ministro inglese Churchill (Gari Oldman) rigetta qualsiasi negoziazione con Hitler, nonostante nel porto di Dunkirk fossero intrappolati 300.000 soldati inglesi accerchiati dal Terzo Reich. <em>\u201cAbbiamo di fronte molti, molti lunghi mesi di lotta e sofferenza! Anche se tanti vecchi e importanti Stati sono caduti nella morsa del dominio nazista, noi difenderemo la nostra isola quale che sia il prezzo da pagare! Combatteremo sulle spiagge, combatteremo sulle piste di atterraggio, combatteremo nei campi e nelle strade, combatteremo sulle colline! Non ci arrenderemo mai! Perch\u00e9 senza vittoria non pu\u00f2 esserci sopravvivenza!\u201d,<\/em> dice Oldman-Churchill alla Camera dei Lord, rendendo indimenticabili alcune immagini del film.<\/p>\n<p>Il potere scorre nelle vene di questo imponente statista, uomo corpulento per met\u00e0 americano, dallo sguardo deciso, che cambi\u00f2 le sorti di un\u2019Europa compromessa, facendola uscire da un vortice pericoloso. Di fronte alla scelta se firmare un trattato con la Germania o proclamare la guerra per difendere il suo paese e la libert\u00e0, mobilita le folle facendo leva sul senso di appartenenza alla nazione, pronto anche a mentire. Tra mille difficolt\u00e0, scommetter\u00e0 sull\u2019operazione Dunkirk, salvando la vita a molti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La solitudine del potere \u00e8 invece ben impersonata da Natalia Portman in \u201cJAKIE\u201d, firmato dal regista cileno Pablo Larra\u00edn.\u00a0 Affascinato da Jakie Kennedy, tra giochi di piani temporali e libert\u00e0 creative cerca di dettagliare il profilo psicologico della first lady, che vive divisa tra la sua perfetta immagine pubblica, icona di stile e fonte di ispirazione, e le sue contraddizioni umane. E\u2019 stata una delle donne pi\u00f9 fotografate e presenti nella cronaca del XX secolo, eppure sappiamo poco di lei. In \u201cJackie\u201d, la Portman vira tra una gamma di chiaroscuri che convergono su profonde riflessioni sull&#8217;interazione tra storia, mito e potere. I flashback ci riannodano ad un passato felice quando, con un incedere regale, apriva democraticamente agli americani, attraverso i media, un viaggio all&#8217;interno della Casa Bianca. In quella stessa dimora che dovette abbandonare improvvisamente dopo la morte del marito, Jackie conobbe consensi, gloria e solitudine. Come quando si trov\u00f2 a spiegare ai suoi bambini la morte di John. Travolta dagli eventi, sembra precipitare nell&#8217;abisso, ma la sua determinazione le permette di non restare intrappolata in dinamiche che non le appartengono. Si ribella pi\u00f9 volte all&#8217;establishment che la vorrebbe &#8220;ingabbiata&#8221; in ruoli definiti e pianifica lei stessa i funerali del marito, seguendo il feretro a piedi insieme ai figli. Sempre vigile e pulsante, forgia una nuova tradizione, ispirandosi a quel lato carismatico di John Kennedy che tanto aveva fatto presa sugli americani e sul mondo.<\/p>\n<p>Paola Olivieri<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli occhi del cinema guardano il potere. &nbsp; Quando gli occhi del cinema si posano su alcuni aspetti del potere che si incrocia con il tarlo della sfrenata ambizione, la narrazione filmica si esprime attraverso fosche maschere svelanti verit\u00e0 nascoste, proiezioni di uomini che hanno smarrito morale ed identit\u00e0. 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