{"id":7187,"date":"2019-03-14T08:32:43","date_gmt":"2019-03-14T08:32:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cinemaemusica.it\/cinemaemusica\/?p=7187"},"modified":"2019-03-14T08:32:43","modified_gmt":"2019-03-14T08:32:43","slug":"il-cinema-italiano-del-dopoguerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cinemaemusica.it\/cinemaemusica\/2019\/03\/14\/il-cinema-italiano-del-dopoguerra\/","title":{"rendered":"Il cinema italiano del dopoguerra."},"content":{"rendered":"<p>Ciao a tutti ogni settimana pubblicheremo brani di storia del Cinema.<\/p>\n<p>Nel 1946 l\u2019Italia era un cumulo di macerie. Il popolo italiano era ferito, ma aveva sete di libert\u00e0 come il desiderio di ricominciare tra mille incertezze e difficolt\u00e0. Il neorealismo \u00a0pulsa di straordinaria vitalit\u00e0 , il pubblico accorre nelle sale perch\u00e9 il grande schermo \u00e8 lo specchio delle loro storie:\u00a0 proietta dell\u2019uomo comune \u00a0\u00a0il dolore e le speranze ritrovate, i dialoghi arrivano al cuore , mero auspici di un nuovo futuro . E\u2019 solo in questo periodo\u00ec che uscendo dalla Sala Cinematografica era facile rincontrare i personaggi come \u00a0Pina ( Anna Magnani) e Don \u00a0Pietro ( Aldo \u00a0Fabrizi) di\u00a0 Roma citt\u00e0 Aperta oppure Bruno (Enzo Staiola) di \u201cLadri di biciclette \u201c e perch\u00e9 no di Pasquale ( Franco Interlenghi) e Giuseppe ( Rinaldo Smordoni) del bellissimo Sciuscia \u00a0\u00a0Come sottolinea giustamente il grande\u00a0 Gian Piero Brunetta, Pina e Francesco \u00a0immaginano \u00a0un modo possibile di pace,nato grazie allo sforzo ,al sacrificio e alla lotta collettiva: \u201c Pina: \u201c Ma quando finir\u00e0? Ci sono momenti che non ne posso pi\u00f9. St\u2019inverno sembra che non debba finire mai\u2026.\u201c Francesco\u201d:\u201d Finir\u00e0,Pina,finir\u00e0\u2026e torner\u00e0 la primavera e sar\u00e0 pi\u00f9 bella delle altre perch\u00e9 saremo liberi.Bisogna crederlo,bisogna volerlo\u2026Noi lottiamo per una cosa che deve venire, che non pu\u00f2 non venire .Forse la strada sar\u00e0 lunga e difficile\u2026ma arriveremo e lo vedrono un mondo migliore! E soprattutto lo vedranno i nostri figli. Dai resti di un mondo sconvolto si tenta di far nascere e ipotizzare la crescita di un individuo capace di creare nuovi rapporti tra le persone e lo spazio in cui agiscono\u201d(Cent\u2019anni di cinema italiano. Dal 1945 ai giorni nostri di Gian Piero Brunetta Editori LATERZA).<\/p>\n<p>In quel periodo autori come Rossellini, De Sica , Zavattini,De Santis , Visconti, Lattuada,Zampa incrociando\u00a0 produttori che scommisero sulla\u00a0 cultura e sulla loro \u00a0intelligenza diventarono protagonisti dei \u00a0grandi Festival nel mondo.<\/p>\n<p>La \u201cManifestazione internazionale d\u2019Arte Cinematografica\u201d di Venezia rialza la testa e, diretta da Elio Zorzi, riprese la sua attivit\u00e0 con una edizione dal 31 agosto al 15 settembre. Concreto fu in quel periodo il rischio che all\u2019evento italiano si sovrapponesse quello di Cannes. Dalla Francia, infatti, saputo che a Venezia era in programma la ripresa della manifestazione, fu prevista l\u2019inaugurazione del Festival del Cinema di Cannes (nato nel \u201839 ma slittato a causa della guerra) proprio negli stessi giorni dell\u2019evento veneziano. Fu necessario che Zorzi si recasse a Parigi a cercare un accordo con i francesi per rendere possibile una variazione di periodi ed una reciproca promozione. In una manciata di anni, il Festival di Cannes si trasformer\u00e0 in una delle manifestazioni pi\u00f9 importanti del mondo, con un forte legame tra cultura cinematografica, espressa attraverso le eccellenze mondiali, e vita mondana. Nella prima edizione era in corsa il film italiano \u201cRoma citt\u00e0 aperta\u201d di Rossellini, che vinse ben 11 premi, tra cui il Gran Prix (la Palma d\u2019oro non era stata ancora istituita). Sulla Croisette c\u2019era anche il giovanissimo e geniale produttore Dino De Laurentiis che, come ricorda Tullio Kezich, rappresentava l\u2019industria cinematografica italiana. Al tempo stesso, concorreva con due sue produzioni, \u201cTravet\u201d di Giovanni Soldati e \u201cIl bandito\u201d di Alberto Lattuada (DINO. De Laurentiis, la vita e i film de Laurentiis , di Tullio Kezich Alessandra Levantesi\u00a0 Feltrinelli\u00a0 2009).<\/p>\n<p>Quell&#8217;anno a Cannes\u00a0 Michel Morgan si aggiudic\u00f2 , la vittoria nella sezione \u201cMiglior attrice\u201d nel film &#8220;Sinfonia Pastorale&#8221; di Jean Delannoy, mentre Ray Milland quella di \u201cMiglior attore\u201d nel film &#8220;Giorni Perduti&#8221; di Billy Wilder.<\/p>\n<p>Nella edizione del 1946 di Cannes furono selezionati film quali &#8220;Notorius&#8221; di Hitchcock, &#8220;Breve Incontro&#8221; di David Lean, &#8220;Operazione Apfelkern&#8221; di Ren\u00e9 Clement, &#8220;Angoscia&#8221; di George Cukor, &#8220;Gilda&#8221; di Charles Vidor, &#8220;La bella e la bestia&#8221; di Jean Cocteau, &#8220;Eroi senz&#8217;armi&#8221; di Ren\u00e9 Clement, &#8220;Anna e il re di Siam&#8221; di Cromwel.<\/p>\n<p>Nei palmares degli anni \u201850 appare, ancora a Cannes, \u201cMiracolo a Milano\u201d di Vittorio De Sica, cos\u00ec come nel 1960 viene consegnata la Palma d\u2019Oro a \u201cLa dolce vita\u201d di Fellini, grandioso film scompaginatore del linguaggio cinematografico, che fu oggetto di numerose critiche in Italia. Nello stesso anno viene premiato per il film \u201cAvventura\u201d Michelangelo Antonioni, in quel periodo osteggiato in Italia dai meccanismi produttivi.<\/p>\n<p>Cinematograficamente l\u2019Italia era pronta a raccontarsi .. I telefoni bianchi erano solo un ricordo: registi, sceneggiatori e critici premevano l\u2019acceleratore su quel processo radicale volto a svecchiare la preesistente cultura, facendo venire alla luce il nuovo cinema italiano. In qualunque momento storico il cinema ha sedotto le coscienze virtuose quanto sensibili, capaci di cogliere l\u2019autenticit\u00e0 e la meraviglia in piccole storie passate inosservate ai pi\u00f9. Non dimentichiamo che gli occhi del cinema vedono le stesse cose che vediamo anche noi, ma sono capaci di renderle universali.<\/p>\n<p>Con il Neorealismo i fatti di cronaca diventarono materia di cinema, le vie si trasformarono in set ove i ragazzi presi dalla strada diventavano strumenti meravigliosi in mano a grandi registi. Quei messaggeri dai volti inconfondibili hanno attraversato una realt\u00e0 cinematografica che non si \u00e8 pi\u00f9 ripetuta, in quanto sprigionante una nuova morale.<\/p>\n<p>E\u2019 Dino De Laurentiis a trascinarci con le sue parole in questo periodo che vede l\u2019affermazione di grandi maestri del cinema, alcuni dei quali \u201cconsacrati\u201d a Venezia, altri a Cannes. Ed \u00e8 per questo che i due festival si intrecciano sempre. \u201cCi chiamavano cinematografari. I governi, nel migliore dei casi, ci sopportavano, non amavano il cinema n\u00e9 noi che lo mandavano avanti. Un po\u2019 perch\u00e9 davamo l\u2019impressione di fare i film contro. Un po\u2019 perch\u00e9 all\u2019epoca nessuno ha mai capito la forza di un film che ha successo. E invece nel dopoguerra, quando non esisteva pi\u00f9 un\u2019industria cinematografica in un\u2019Italia uscita da due occupazioni, la tedesca e l\u2019americana, si afferm\u00f2 un gruppo di cineasti, noi, che ci guardavamo intorno e trovavamo queste storie di vita vera, straordinarie. Riuscivamo a trasformarle in pellicola con mezzi di fortuna, in quella dimensione di assoluta povert\u00e0 che poi i critici hanno chiamato neorealismo. Giravamo per le strade perch\u00e9 non avevamo quattrini, non avevamo niente: solo idee ed entusiasmo. E cos\u00ec abbiamo realizzato film che sono andati ovunque e sono entrati nella storia del cinema. E\u2019 attraverso questo biglietto da visita che abbiamo riconquistato la simpatia\u201d. (\u201cL\u2019avventurosa storia del cinema italiano: da Ladri di biciclette a La Grande Guerra\u201d, a cura di Franca Faldini e Goffredo Fofi, Cineteca Bologna, 2011).<\/p>\n<p>La \u201cManifestazione internazionale d\u2019Arte Cinematografica\u201d di Venezia del 1946 era un giardino di esordi significativi italiani e stranieri . Venti \u00a0cinematografici di libert\u00e0 espressiva attraversavano il Neorealismo che, raccontando un popolo in lotta, lo aveva reso per la prima volta protagonista assoluto. \u201cC\u2019\u00e8 una spiegazione?\u201d, chiede Giuseppe De Santis a Jean A. Gili. \u201cIo penso che derivi dal fatto che intorno al cinema hanno gravitato molti intellettuali, in primis il gruppo, che tu conosci benissimo, riunitosi intorno alla rivista \u2018Cinema\u2019, che cominci\u00f2 gi\u00e0 negli ultimi anni del fascismo a condurre una battaglia per un cinema diverso, nuovo, che parlasse degli italiani e soprattutto della gente comune. Ecco, credo che questo merito non sia della letteratura e della pittura (\u2026) Le circostanze hanno fatto in modo che questo gruppo di intellettuali, soprattutto quelli raccolti intorno alla rivista \u2018Cinema\u2019 &#8211; Antonioni, i fratelli Puccini, Purificato, io stesso, Alicata, Ingrao, eccetera &#8211; si battesse perch\u00e9 in Italia il cinema avesse una sua peculiare funzione\u201d (\u201cAlle origini del Neorelismo. Giuseppe De Santis a colloquio con Jean A.Gili\u201d, Bulzoni editore, 2008, pag 120).<\/p>\n<p>Come vedremo Zavattini, De Sica, Visconti, Rossellini, Lattuada, Zampa, Lizzani, De Santis erano uniti nel trasformare il cinema in uno strumento capace di mettere in scena un risveglio morale. Nello stesso anno in cui al Festival di \u00a0Cannes Roberto Rossellini concorre con \u201cRoma citt\u00e0 Aperta \u201c, a \u00a0Venezia invece : presenta il rivoluzionario \u201cPais\u00e0\u201d (1946): un viaggio alla scoperta di un\u2019Italia in rovina attraverso le esperienze belliche e post belliche ed il contatto con gli alleati.\u00a0 Racconta l\u2019Italia con i suoi sogni ed il sui dolori dentro\u00a0 set fatti rovine e macerie cornice di un linguaggio cinematografico che sprigiona la verit\u00e0.<\/p>\n<p>Paola Olivieri<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ciao a tutti ogni settimana pubblicheremo brani di storia del Cinema. Nel 1946 l\u2019Italia era un cumulo di macerie. Il popolo italiano era ferito, ma aveva sete di libert\u00e0 come il desiderio di ricominciare tra mille incertezze e difficolt\u00e0. 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