{"id":7979,"date":"2020-02-20T20:05:19","date_gmt":"2020-02-20T20:05:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cinemaemusica.it\/cinemaemusica\/?p=7979"},"modified":"2020-02-20T20:05:19","modified_gmt":"2020-02-20T20:05:19","slug":"joan-didion-il-centro-non-reggera-eppure-la-california-e-rimasta-impenetrabile-per-me-uno-sfiancante-enigma-come-lo-e-per-molti-di-noi-che-veniamo-da-li","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cinemaemusica.it\/cinemaemusica\/2020\/02\/20\/joan-didion-il-centro-non-reggera-eppure-la-california-e-rimasta-impenetrabile-per-me-uno-sfiancante-enigma-come-lo-e-per-molti-di-noi-che-veniamo-da-li\/","title":{"rendered":"JOAN DIDION: IL CENTRO NON REGGERA&#8217;.&#8221; EPPURE LA CALIFORNIA E&#8217; RIMASTA IMPENETRABILE PER ME ,UNO SFIANCANTE ENIGMA&#8230;COME LO E&#8217; PER MOLTI DI NOI CHE VENIAMO DA LI&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>Joan Didion: Il centro non regger\u00e0 regia di Gruffin Dunne.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>20 02 2020.Lo splendido documentario \u201cJoan Didion: il centro non regger\u00e0\u201d \u00e8 una produzione Netflix firmata da Griffin Dunne, nipote della leggendaria giornalista saggista americana, nata nel 1934 a Sacramento. La sua energica famiglia, aveva attraversato le praterie e seguendo coraggiosamente le mappe, si era spinta fino all\u2019estrema frontiera: la California. \u201cEppure, la California \u00e8 sempre rimasta impenetrabile per me, uno sfiancante enigma\u2026.dice la scrittrice e prosegue \u201ccome lo \u00e8 per molti di noi che veniamo da l\u00ec\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019intervista all\u2019iconica Didion \u00e8 realizzata da Dunne in un contesto familiare quasi intimo, \u00e8 quel filo di Arianna che dipanandosi poco alla volta, svela il vero volto della giornalista: nelle prime immagini, ricorda di aver ricevuto in dono dalla madre un prezioso quaderno dalla copertina azzurra, per appuntare le proprie riflessioni.<\/p>\n<p>Sicuramente quel seme far\u00e0 germoglier\u00e0 qualcosa in lei. Gli orizzonti per Joan cambiano improvvisamente prospettiva nell\u2019ultimo anno di universit\u00e0 a Berkley: la madre gli fa notare l\u2019annuncio del competitivo \u201cPrix de Paris\u201d per laureandi, lanciato dalla prestigiosa rivista di Vogue. Il primo premio consiste in un lavoro a Parigi oppure a New York. Joan partecipa e vince. Vogue, appena laureata, offre alla Didion un lavoro, entra dalla porta principale nella sede di New York. Nel fashion magazine incontra Allen Talmey, una editorialista di ferro, che gli insegna a scrivere con piglio ironico e brillante dinamismo, adottando i verbi di azione capaci di attirare il lettore. Joan \u00e8 una giovane brillante, si fa largo con le sue visioni, la sua scalata \u00e8 veloce da copywriter a redattrice associata: esce sulla cover di Vogue dell\u2019agosto del 1961 un articolo graffiante \u201cSelf respect, it\u2019s source, it\u2019s power\u201d. Il titolo \u00e8 intraducibile, ma sprigiona un monito per la salvaguardia della propria identit\u00e0 che non deve subire nessuna sorta di limitazione.<\/p>\n<p>New York ha accolto a braccia aperte Joan, sar\u00e0 nella Big Apple che incontra un altro giornalista e scrittore raffinato, John Gregory Dunne, che scrive per il Time: tra loro c\u2019\u00e8 subito la giusta intesa ed il matrimonio non tarda ad arrivare. \u201cPotevo stare solo con uno scrittore perch\u00e9 un&#8217;altra persona non avrebbe avuto pazienza con me\u201c, dice Joan ricordando il suo grande incontro. Tra i due il legame letterario sar\u00e0 sempre pi\u00f9 forte, fondato sul serio rispetto dei punti di vista e le tante affinit\u00e0, convergendo in collaborazioni lavorative per riviste di pregio.<\/p>\n<p>Il trasferimento in California \u00e8 foriero di cambiamenti, la suggestiva dimora losangelina a picco sul mare, diventa stretta quando arriva una inaspettata telefonata dal Saint John Hospital, che comunica loro la concreta possibilit\u00e0 di adottare una neonata. La bambina \u201cdai lineamenti di un bocciolo\u201d viene chiamata Quintana Roo. I coniugi, insieme alla piccola, si trasferiscono in una vecchia villa piena di stanze su Franklin Avenue che, oltre a essere bellissima, ha come vicini inquiete rock star. In quel momento l\u2019America \u00e8 piena di tensioni, la filosofia degli Hippie incanta le giovani generazioni, vanta un nuovo modello di vita fatto di pace e amore, che si contrappone alla societ\u00e0 borghese e capitalista piena di tab\u00f9 che fa riferimento all\u2019American Dream. Joan frequenta le rockstar, il suo sguardo, che va oltre, fotografa questo periodo e seguendo il faro della verit\u00e0 scrive e pubblica \u201cSlouching Towards Bethlehem\u201d: il libro si chiude con l\u2019immagine di un bambino seduto a terra, con le labbra diventate lucide per l\u2019assunzione di acido. La Didion scrive di critica sociale forgiando uno stile (imitatissimo in seguito) attraversato da pathos, analisi lucide quanto dirette e feroci. Ma la fine degli anni \u201860 sono trafitti dall\u2019efferata tragedia consumata a Cielo Drive e la morte di Sharon Tate, incinta di quasi nove mesi, insieme ad altre 5 persone a causa della setta di Charles Manson. Joan \u00e8 in piscina e l\u2019attrice Nathalie Woods la chiama per raccontare ci\u00f2 che \u00e8 successo.<\/p>\n<p>La giornalista segue il caso, entra in contatto con Lynda Kasabian (seguace della family di Manson) e testimone chiave del processo Tate: la giovane donna, incinta di sette mesi del suo secondo figlio, le confider\u00e0, scioccando la giornalista, di come la sua casa dove abitava con John e Quintana sia stata presa di mira dalla setta.<\/p>\n<p>Nel 1979 pubblica \u201cWhite Album\u201d, mentre il marito scrive due opere: \u201c Vegas\u201d, \u201cA Memoir of a Dark Season\u201d. La Didion \u00e8 anche un\u2019icona di stile, conosciuta come una splendida narratrice ed una brillante giornalista, capace di percepire le evoluzioni ed involuzioni sociali, ampliando sempre i suoi orizzonti. Nel 1983, si cimenta nella politica con un terribile reportage sul Salvador. Ma la coppia Dunne Didion, frequenta anche Hollywood, firma splendide sceneggiature, la loro casa di Malibu Beach diventa un crocevia di voci cinematografiche come Brian De Palma, Martin Scorsese, Steven Spielberg, mentre il giovane Harrison Ford fa da carpentiere. Joan vive in una dimensione unica, per lei scrivere \u00e8 tutto, significa esprimersi con prosa piena di fascinazione, mettere nero su bianco le tragedie umane, il dolore personale e le discriminazioni sociali capaci di far vacillare il sogno americano.<\/p>\n<p>Vive due terribili disgrazie che cambiano la sua vita, la figlia, da poco sposata nel luglio del 2003, viene colpita alla vigilia di Natale dello stesso anno da una polmonite, che in breve tempo la imprigiona nel coma. Dopo sette giorni, il marito muore per un infarto nel loro appartamento newyorkese. Dopo il funerale del padre, Quintana parte per Malib\u00f9, in aeroporto batte la testa, l\u2019ematoma riportato la condurr\u00e0 ad una operazione chirurgica. Seguono due anni di faticosa riabilitazione, una fatale pancreatite la porter\u00e0 alla morte il 26 agosto 2005. Niente sar\u00e0 pi\u00f9 come prima, professionalmente ha toccato vette altissime ed \u00e8 caduta nell\u2019abisso del dolore: scrivere significa comprendere il lutto. Nel 2005 esce \u201cThe Year of Magical Thinking\u201d che si aggiudica il Premio Pulitzer: il drammaturgo inglese David Hare le propone di scrivere una piece teatrale con lo stesso titolo del libro. Andr\u00e0 in scena nel 2007 con Vanessa Redgrave. L\u2019ultimo libro \u00e8 Blue Nights del 2011.<\/p>\n<p>Nel suo futuro vede che \u201cun mattino, quando il mondo sembra prosciugato di meraviglie, un giorno in cui meccanicamente faccio quello che dovrei fare, ovvero scrivere\u2026Quel mattino fallito, aprir\u00f2 semplicemente il mio quaderno e ci sar\u00e0 un conto dimenticato con gli interessi accumulati\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>DI PAOLA OLIVIERI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Joan Didion: Il centro non regger\u00e0 regia di Gruffin Dunne. &nbsp; 20 02 2020.Lo splendido documentario \u201cJoan Didion: il centro non regger\u00e0\u201d \u00e8 una produzione Netflix firmata da Griffin Dunne, nipote della leggendaria giornalista saggista americana, nata nel 1934 a Sacramento. 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