LUCHINO VISCONTI IN TRE ATTI
Terzo atto – “La fine della borghesia”
Dal 2 al 26 novembre 2026
CINETECA MILANO ARLECCHINO
Al cinema Cineteca Milano Arlecchino si completa la rassegna “Luchino Visconti in tre atti”. A 120 anni dalla nascita e a 50 dalla morte, Cineteca Milano ha voluto celebrare l’arte di Luchino Visconti con una retrospettiva che ha inteso ripercorrere le tappe fondamentali della sua opera, sulle tracce di un autore capace di segnare in maniera indelebile la storia culturale del nostro paese. La rassegna, intitolata “Luchino Visconti in tre atti”, è stata suddivisa in tre parti: “Gli esordi”, “I grandi affreschi”, “La fine della borghesia”. Dopo “Gli esordi” (17 marzo – 6 aprile), e “I grandi affreschi” (11 luglio – 9 agosto 2026), ora è la volta di “La fine della borghesia (2 – 29 novembre 2026) dove sarà possibile vedere La caduta degli dei (1969), Morte a Venezia (1971), Ludwig (1973), Gruppo di famiglia in un interno (1974), L’innocente (1976),
Luchino Visconti in breve
Luchino Visconti è nato a Milano nel 1906 ed è morto a Roma nel 1976. Ha esordito nel cinema come aiuto di Jean Renoir, passando alla regia nel 1942. Personalità fra le più interessanti e colte del cinema europeo, con idee personali sulla vita, la società e la nostra epoca, spesso ideatore del soggetto, quasi sempre collaboratore ai dialoghi e alla sceneggiatura, diresse: Ossessione (1942); La terra trema (1948), considerato uno dei classici del neorealismo; Bellissima (1951); Senso (1954); Le notti bianche (1957); Rocco e i suoi fratelli (1960); Il gattopardo (1963); Vaghe stelle dell’Orsa(1965); Lo straniero (1967); La caduta degli dei (1969); Morte a Venezia (1971); Ludwig (1973); Gruppo di famiglia in un interno (1975); L’innocente (1976). La sua tematica, soprattutto negli ultimi film, è incentrata sul tema fondamentale della decadenza e della morte, spesso intesa come consapevole volontà di autodissolvimento. Regista teatrale dal 1945, diresse un gran numero di spettacoli con repertorio assai eclettico, nel quale, pur con la messa in scena felicissima anche di opere classiche (Troilo e Cressida e Rosalinda di Shakespeare; Oreste di Alfieri; La locandiera e L’impresario delle Smirne di Goldoni; Le tre sorelle, Zio Vania, Il giardino dei ciliegi di Čechov), è prevalente la scelta di autori moderni, nei testi dei quali Visconti spesso trova espresse accuse a quel tipo di società contro il quale è diretta la sua attenzione (Hemingway, Caldwell, Sartre, Anouilh, Cocteau, Williams, Miller, Testori, Pinter, ecc.). Regista lirico di grande talento (La vestale, La traviata, La sonnambula, Anna Bolena, per citarne alcuni), ha svolto un ruolo decisivo nel rinnovamento delle messinscene italiane. (Treccani.it)
Il cinema di Luchino Visconti
Il cinema di Luchino Visconti si distingue per la capacità di coniugare realismo storico, intensità emotiva e raffinatezza formale in un linguaggio cinematografico di grande potenza espressiva. La sua opera attraversa diverse stagioni stilistiche, ma mantiene una coerenza profonda: l’attenzione ai destini individuali come specchio delle trasformazioni storiche e sociali.
Fin dagli esordi con Ossessione, Visconti contribuisce alla nascita del neorealismo italiano, portando sullo schermo un’umanità concreta, segnata dal desiderio, dalla povertà e da tensioni morali laceranti. Tuttavia, il suo realismo non è mai puramente documentario: è già attraversato da una forte tensione drammatica e da un senso tragico dell’esistenza. Con il tempo, il suo cinema si amplia dipingendo grandi affreschi storici, come Senso e soprattutto Il gattopardo, in cui le vicende private si intrecciano indissolubilmente con i mutamenti politici del Risorgimento. In Visconti la Storia non è mai semplice sfondo, ma forza attiva che modella i sentimenti, le illusioni e le sconfitte dei personaggi.
Un altro tratto distintivo è la profondità psicologica dei personaggi, spesso sospesi tra desiderio e disillusione, tra aspirazione e decadenza. In Rocco e i suoi fratelli, ad esempio, il dramma familiare si intreccia con il tema dell’emigrazione interna e con le tensioni della modernizzazione italiana. Allo stesso modo, in Morte a Venezia, il declino diventa esperienza intima e culturale, riflessione sul tempo che passa e sulla fragilità della bellezza.
La cifra stilistica di Visconti è segnata anche da una straordinaria cura per la messa in scena: scenografie, costumi, luci e ambientazioni sono ricostruiti con rigore quasi filologico. Questa attenzione deriva in parte dalla sua intensa attività teatrale e dalla regia d’opera, che lo portò a lavorare in luoghi prestigiosi come il Teatro alla Scala. La forza del cinema viscontiano risiede nell’equilibrio tra passione e controllo formale, tra impegno storico e sensibilità estetica. È un cinema che racconta il declino di mondi e ideali, ma lo fa con una grandezza visiva e una profondità umana che lo rendono ancora oggi uno dei vertici della storia del cinema europeo.
IL PROGRAMMA DELLA RASSEGNA
ATTO III – LA FINE DELLA BORGHESIA
Lunedì 2 novembre ore 17.00
Venerdì 20 novembre ore 15.00
L’innocente
R.: L. Visconti. Sc.: Suso Cecchi D’Amico, Enrico Medioli, L. Visconti, dal romanzo omonimo di Gabriele D’Annunzio. Int.: Giancarlo Giannini, Laura Antonelli, Rina Morelli, Massimo Girotti, Marc Porel, Jennifer O’Neill. Italia/Fr., 1976, col., 129’.
Tullio Hermil tradisce la moglie, ma quando scopre che lei ha una relazione con uno scrittore, ne è di nuovo attratto. Dal realismo di Verga al decadentismo di D’Annunzio si completa la parabola viscontiana. Come ricorda Pasqualino De Santis, «la mano che sfoglia il libro è quella di Visconti», il quale «ci teneva moltissimo a essere lui a sfogliare il libro».
Mercoledì 4 novembre ore 20.00
Domenica 22 novembre ore 11.00
La caduta degli dei
R.: L. Visconti. Sc.: Nicola Badalucco, Enrico Medioli, L. Visconti. Int.: Dirk Bogarde, Ingrid Thulin, Helmut Griem, Helmut Berger, Renaud Verley, Umberto Orsini. Italia/Germnia, 1969, col., 156’.
La saga dei von Essenbeck, una famiglia di industriali, negli anni dell’ascesa del nazismo. Crolla l’ordine familiare e la ferocia dei forti si scatena sui deboli. La lotta spietata per il dominio si carica di violenza fisica e morale (su tutti la sequenza della notte dei lunghi coltelli), ma anche di forti suggestioni autobiografiche e culturali (Wagner, Thomas Mann, Macbeth).
Venerdì 6 novembre ore 18.00
Martedì 24 novembre ore 16.45
Gruppo di famiglia in un interno
R.: L. Visconti. Sc.: Suso Cecchi D’Amico, Enrico Medioli, L. Visconti. Int.: Burt Lancaster, Helmut Berger, Silvana Mangano, Claudia Marsani, Stefano Patrizi, Elvira Cortese. Italia/Fr., 1974. col., 121’.
La vita appartata di un anziano professore è sconvolta dall’arrivo di una famiglia della borghesia rampante, alla quale ha affittato l’appartamento al piano di sopra. Visconti si confronta con la brutale realtà degli anni Settanta, innestando i temi a lui cari (la fine di un’epoca, la memoria, il senso dell’isolamento, l’amore per la letteratura e l’arte) nel vortice degli scontri politici dell’epoca.
Domenica 15 novembre ore 17.00
Giovedì 26 novembre ore 18.00
Ludwig
R.: L. Visconti. Sc.: L. Visconti, Enrico Medioli con la collaborazione di Suso Cecchi D’Amico. Int.: Helmut Berger, Romy Schneider, Trevor Howard, Silvana Mangano, Helmut Griem, Umberto Orsini. Italia/Fr./Ger., 1972, col., 237’.
L’ascesa e la caduta del re di Baviera dal 1864 al 1886 in un’estasi di passioni, follie e colpi di genio. Un materiale smisurato proposto sotto forma di inchiesta, ma in realtà lugubre testimonianza di un mito avvolto nel suo stesso mistero: «Voglio rimanere un enigma. E non soltanto per gli altri, ma anche per me».
Fra la prima e la seconda parte del film è prevista una pausa di 15’ circa.
Mercoledì 18 novembre ore 17.00
Domenica 29 novembre ore 15.00
Morte a Venezia
R.: L. Visconti. sogg.: dal racconto omonimo di Thomas Mann. Sc.: L. Visconti, Nicola Badalucco. Int.: Dirk Bogarde, Romolo Valli, Nora Ricci, Silvano Mangano. Italia/Fr., 1971, col., 133’.
Il musicista Gustav von Aschenbach si reca al Lido di Venezia per una vacanza e nell’albergo dove soggiorna incontra il giovane Tadzio, del quale si invaghisce. Raffinato film avvolto in un’atmosfera lugubre e decadente, dove si compie il declino della società cosmopolita riunita all’Hôtel des Bains, minacciata dalla peste che ha colpito Venezia e dai sintomi del primo conflitto mondiale.
Comunicato stampa pervenuto da Ufficio stampa Cineteca di Milano
Dott. Stefano Radice.
