Primavera regia di Damiano Michieletto

08 01 2026.“Primavera” è il felice esordio cinematografico del grande regista teatrale Damiano Michieletto, libero adattamento del Premio Strega 2009 “Stabat Mater” di Tiziano Scarpa. Il film, ambientato nella Venezia di primi 700’, è visivamente raffinato ,  perfetto canovaccio dello scontro tra l’establishment ed una violinista. La giovane straboccante passione sofferenza si legherà  all’arte come forza annunziante un nuovo sentiero di vita.

Il crudelissimo incipit precipita lo spettatore in una dimensione segnata dal potere, a cui devono sottostare le orfanelle dell’Ospedale della Pietà di Venezia: neonate, prima abbandonate da madri disperate, poi accolte in istituto: le più dotate venivano avviate allo studio della musica. Queste giovani animavano le esecuzioni orchestrali nascoste dietro le grate, indossavano una maschera affinché il loro volto rimanesse un mistero ai nobili. Eppure, è solo grazie a queste invisibili, che l’Ospedale della Pietà riceveva dai nobili ingenti somme.

“E’ sempre una questione di soldi” dice Cecilia (Tecla Insolia), una splendida violinista che, nelle notti troppo spesso insonni, si rifugia in un luogo segreto per scrivere lettere alla madre mai conosciuta: quest’ultima prima di fuggire, ha lasciato nella culla una rosa dei venti strappata a metà. Da 16 anni Cecilia attende il ritorno di sua madre che porti l’altra metà della rosa. È una giovane precipitata in una letargia emotiva, sopraffatta da forze esterne che non le danno tregua. Presto sposa senza amore all’ufficiale Sanfermo (Stefano Accorsi), un nobile veneziano di alto rango.

Per Cecilia l’arrivo del grande don Antonio Vivaldi significa il cambiamento. È una mente illuminata quanto rivoluzionaria, è il prete rosso che vuole lasciare un segno nella storia della musica. Il compositore alla prima prova con l’orchestra percepisce lo straordinario talento di Cecilia: tra loro nasce una intesa intellettuale, la giovane celebrerà le sue immaginifiche composizioni capaci di sondare anche i meandri misteriosi dell’anima.

È proprio questa vivaldiana vorticosità musicale che accende i loro animi, irrequieti varcano nuovi territori capaci di dare un senso compiuto al loro presente. Un vento di ribellione, (pagato a caro prezzo solo da Cecilia) soffia su quell’atmosfera cupa dell’Ospedale, resa assordante dal silenzio   delle orfanelle. Un finale inaspettato scuote lo spettatore; Cecilia assapora la libertà in una primavera di stupore, periodo fecondo  per  Vivaldi che inizia a comporre “ Le quattro stagioni”.

Frase del film.

E sempre una questione di soldi

Paola Olivieri

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