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L’UOMO DEL LABIRINTO DI DONATO CARRISI

L’UOMO DEL LABIRINTO

Dopo “La ragazza nella nebbia”, Donato Carrisi firma “L’uomo del labirinto”, tratto dal suo romanzo omonimo e interpretato da un cast stellare composto da Dustin Hoffman, Toni Servillo e Valentina Bellè.

Il paragone tra questi due film è complesso, perché come evidenzia lo stesso Carrisi in una intervista  rilasciata a Filmtv di Gianni Canova: “La ragazza nella nebbia”, in fondo, stava tutto dentro i canoni del thriller anni ‘90, anche se immerso in atmosfere da giallo italo-francese anni ‘70. L’uomo del labirinto invece è davvero un’altra cosa (“Una via d’uscita” di Gianni Canova, pubblicato su FilmTV). Non ci rimane che entrare in questo incubo dal sapore dantesco, perché nelle immagini iniziali la nebbia avvolge il mistero del film.

“Sam riesci a sentirmi…Sam sei al sicuro? Dove credi di trovarti?” chiede con voce melliflua il dottor Green (Dustin Hoffman) a Samantha Andretti ( Valentina Bellè), stesa nel letto dell’ospedale e da poco ritrovata vicino ad una palude, nuda e ferita dopo un sequestro durato ben quindici anni. La ragazza con lo sguardo perso ed un filo di voce risponde: “Nel labirinto…” mentre il suo braccio è attaccato ad una flebo. La ricomparsa di Sam priva di memoria, scatena la curiosità dei media come quella del detective privato Bruno Genko (Toni Servillo). L’uomo, che si occupava di recupero crediti, fu subito incaricato dalla famiglia di Samantha di indagare sul rapimento avvenuto, proprio mentre la ragazza andava a scuola. Purtroppo Genko ha scoperto di essere affetto da una terribile malattia che non gli dà tregua, così come al carceriere di Sam: il suo acceso stato emotivo lo spinge a ricercare la verità, trovando in essa una specie di riscatto morale capace di pacificare gli ultimi giorni di vita. L’investigatore privato, attraverso la chiave degli indizi scopre nuovi scenari: Donato Carrisi scaraventa lo spettatore dentro il suo labirinto mentale, intrappolandolo tra due trame parallele apparentemente lontane e contradittorie, nonché offuscate da sanguinosi depistaggi. Il delitto di Linda ( Caterina Shulha), una prostituta amica di Genko, si rivelerà essere uno strumento per insabbiare le indagini. Altri indizi lo condurranno nel metaforico limbo dei bambini scomparsi e inghiottiti dall’oscurità. Strappati alla quotidianità da mani perverse, quando tornano alla luce rinascono una seconda volta, sotto la cattiva stella del terrore. Probabilmente anche Samantha, inghiottita dall’oscurità del rapimento è stata infettata dalla perversione del suo aguzzino. Sembrano essere vani e controproducenti gli incontri della ragazza con Green: l’uomo cerca di ricostruire il suo passato reso traballante dalle droghe alle quali è stata sottoposta.

Due story-line affollate da mezze verità e trabocchetti, deviano verso un intrigato plot annodato di bugie, che spinge lo spettatore in vicoli ciechi dai quali non si intravede nessuna via d’uscita. Di grande impatto sono le immagini di Sam e Green, quando la ragazza con i suoi ricordi precipita ancora una volta in quel labirinto desolato, costretta per sopravvivere ad un terribile gioco. Ancora più disturbanti sono gli incontri di Genko con altri personaggi che popolano dimensioni nascoste, perché dediti alla pedofilia ed alle varie declinazioni del Male.

E’ dentro questa labirintica e infernale dimensione che la verità viene occultata: i personaggi attraversano strade e palazzi appartenenti a città non riconoscibili; l’indeterminatezza temporale che permea tutto il film accresce quell’atmosfera che affonda in incandescenti giochi cromatici, capaci di alterare ogni contesto. Tutto sembra possibile in questa dimensione, tra l’horror ed il thriller, mero crocevia di Male e Bene, capace (come vedremo) di riservare un’inaspettata sorpresa.

Intorno al detective si susseguono azioni criminose, tutte firmate da un uomo che ama indossare una maschera simile al coniglio del fumetto Bunny. Le sue efferatezze lasciano tracce, raccolte dallo stesso investigatore. Egli andrà all’origine del male, germogliato durante il rapimento di un bambino: la violenza subita dal piccolo non fu mai gridata ma trattenuta, generando un uomo deviato da un presente irreprensibile.

Mentre Jenko stringe la sua indagine facendo catturare quel terribile Bunny, Samantha guardandosi allo specchio scopre la verità, lotta con il suo mostro, sventa quel castello di bugie nel quale è caduta.

La donna è Mila Vasquez ( Valentina Bellè), sposata con Simon Berish ( Vinicio Marchioni), preoccupato della sua scomparsa. La vera Samantha appare per qualche immagine, è stata ritrovata vicino alla palude e si trova in totale stato di shock.

Nella scena finale appare Genko che abbiamo già incrociato morente in ospedale: ora, in carne ed ossa, è a sedere dentro un bar mentre di fronte a lui c’è il temibile Dottor Green. I due si scambiano un criptico dialogo nel quale esce la parola “suggeritore”. Il Suggeritore è stato il romanzo di esordio dello scrittore. Giochi temporali, messi in atto dallo stesso Carrisi, ci confondono ancora una volta. Senza continuare a rivelare altri dettagli delle ultime sequenze filmiche, viene spontaneo chiedersi perché esistono uomini come Bunny,  mera personificazione del male. Purtroppo sono abili nel nascondersi tra la folla, vivono  nei meandri dell’oscurità e agiscono come i sadici consolatori che abusano delle loro vittime, obbligandole a soffrire nel labirinto del loro trauma. Tutte queste prede diventaranno a loro volta  carnefici  senza vedere mai  più la luce.

Paola Olivieri

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